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skande 12 ON LINE 24 ottobre 2014

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I siti web aziendali, servono ancora?

I siti web aziendali, servono ancora?
Riccardo Scandellari

Secondo un recente studio, il 45% delle aziende USA e UK non ha un sito web (stendiamo un velo pietoso sull’Italia). Sono molte le aziende che mi contattano via mail o per telefono sfiduciate e che vorrebbero chiuderlo perché: “non ho mai avuto un contatto o un cliente dal sito“.
Alcuni addirittura ipotizzano di trasferirsi armi e promozioni su Facebook: “almeno li qualcuno ci legge e contatta” o su LinkedIn.
La statistica è dalla loro parte effettivamente: secondo un altro studio, vi è stato un calo in visite ai siti web aziendali del 23% negli ultimi 12 mesi. Sette su dieci aziende della classifica Fortune 100 hanno riportato cali drastici di traffico. Un altro studio ha riferito che il 28% del pubblico pensa che il contenuto del sito web aziendale fosse più adatto “in tempi bui” in cui non esistevano i comodi social network.

Come si uccide un sito web

In pratica la stragrande maggioranza dei siti web aziendali ha solo pagine istituzionali: “chi siamo”, “cosa facciamo”, “dove andiamo”, “passaci a trovare”, ecc. I più vivaci e proiettati nel mondo digitale hanno azzardato una “rassegna stampa”, di PDF presi da giornali e una sezione notizie.
Nei casi più fortunati esiste la sezione “blog/news”, mantenuta dall’ufficio stampa interno. Sezione alimentata di comunicati scritti in un linguaggio sintetico e freddo che neanche la dichiarazione di guerra stilata dalla Corea del Nord alla Corea del Sud ha fatto peggio.
Inutile raccontarvi di come l’assenza della ormai necessaria Authorship e pulsanti per la condivisione sociale finiscano per dare il colpo di grazia allo sforzo editoriale aziendale.

Adotta un blogger

Visto che le aziende non ci arrivano da sole, da oggi lancio la campagna: “adotta un blogger“. Il sito aziendale, statico e con contenuti sempre uguali da anni, non ha più speranza di farsi trovare nelle SERP e solo l’iniezione di contenuti freschi e pensati con tecniche giornalistiche, da chi ha esperienza sul campo, è la soluzione.
Adottando un blogger l’azienda comprenderà come il content marketing e la content curation servano a far tornare visite e interesse nei confronti dei prodotti e servizi aziendali. Dal blogger imparerà come un linguaggio meno ingessato e una comunicazione più vivace possa far crescere la fiducia degli utenti verso il brand. Perché non esiste modo peggiore sul web che non farsi percepire umani e sinceri.

 

Le fotografie di questo blog sono offerte per gentile concessione da SHUTTERSTOCK

Commenti

  1. Ciao Riccardo,
    non tutti i lunedì sono uguali…Premetto questo per via del tuo articolo, che tocca direttamente un problema comune a chi lavora con e sul web.
    Dopo le lotte talvolta immani per far capire il perchè e quanto sia importante avere un sito web, ci si ritrova a sentire il cliente che si lamenta per zero conversioni alle offerte, o peggio ancora zero visite e interazioni da parte degli utenti.
    La pratica, purtroppo, comune a tanti è che una volta fatto il sito, nessuno si occupa più di questa creatura…L’azienda o chi ha commissionato il sito web dice “Si”, mi occuperò di inserire nuovi e validi contenuti, ma nel mio caso almeno il 70% dei clienti non lo fa. Non solo non cura il blog, ma neanche si cura di aggiornare eventi, imprese, successi…Quando gli proponi la gestione completa, dunque la costante creazione di contenuti e relativa sopravvivenza del sito web, si alza un bel muro..Forse un fattore economico..O forse una pessima educazione. Ecco, educare il cliente a tenere in vita il sito web o cederne le redini ad un blogger.
    servirebbe una bella campagna di sensibilizzazione.

    • Riccardo Scandellari

      Un pochettino le capisco le aziende medio/piccole. Sono bersaglio di aziende che promettono di fargli il sito a 100 euro, l’indicizzazione a 100 euro e poi arrivi tu che ne vuoi molti di più per fare la stessa cosa :D
      Il problema e che le aziende non hanno compreso che come per una qualsiasi attività offline anche per quella online servono: strategie, impegno, costanza è purtroppo investimenti

  2. Io sono sempre più convinto di quello che dici, da un annetto sto cercando di coinvolgere diversi imprenditori ad affiancare un blog al sito aziendale per trovare nuove soluzioni di penetrazione del mercato. Ma esiste una mentalità dura da scardinare, preferiscono pagare cinquemila euro per un sito web che si illumini quando accedi, che investire la decima parte su contenuti di qualità sempre freschi

  3. Bella iniziativa, vedo che l’idea e l’hashtag funzionano alla grande. Che non se ne può più di sti nipoti improvvisati che scrivono sul blog dell’azienda del nonno. O dei “cuggini”, come fa notare Andrea Giacobazzi…tutta gente dalla preparazione e dall’italiano molto discutibile.
    Un collega mi suggerisce che è meglio “Assumi un blogger”, ma “adotta” lo trovo molto più social ;)

  4. Il sito aziendele deve rimanere, gli aggiornamenti possono essere importanti, basta che non si basi solo sulla frenesia d’aggiornamento che crea contenuti vuoti e privi di valore.

  5. No, i siti aziendali infatti non servono più. Ora serve una presenza e anche costante in rete.

    Dici bene sull’adottare il blogger.

    Se un sito non converte, un problema c’è. Se quel sito aziendale ha solo pagine monotone in cui l’azienda dice al potenziale cliente quanto è forte e leader, beh, allora mi meraviglierei se convertisse.

    L’azienda deve avere un sito con contenuti che parlano al cliente, deve avere un blog che avvicini il cliente all’azienda e una presenza sociale che abbatta le barriere burocratiche e l’aziendalese.

  6. Sara

    Ciao Riccardo,
    Sono contenta di leggere questo articolo, perché a quanto pare rende giustizia a quella che è stata la mia idea circa un anno fa, e cioè di non creare un sito della mia attività, ma un blog in cui condividere contenuti (creati da me) interessanti per i miei clienti, da poter poi collegare ai social network. Ho fatto la scelta migliore? Credo di si.
    Tuttavia ho una domanda da farti: parlando di un’attività come la farmacia, secondo te meglio un blog “personale” o un blog a nome dell’attività? Forse sembrerà una domanda sciocca ma ci penso da parecchio tempo.
    Grazie e ancora complimenti per l’articolo!

    • Riccardo Scandellari

      Non è affatto una domanda stupida!
      Meriterebbe un post e forse lo farò in futuro.
      Se vuoi spingere l’azienda, devi per forza fare un blog nel sito aziendale, se invece pensi che tra qualche anno potresti cambiare mestiere oppure l’azienda non è tua, forse la soluzione più giusta è un blog personale in cui coltivare il tuo “personal branding” e poi utilizzarlo per tutta la tua vita lavorativa.
      Dal blog personale puoi comunque incanalare la promozione verso l’azienda (come sto facendo io verso NetPropaganda)

      • Sara

        Grazie!
        Il mio dubbio nasce dal fatto che scrivere a nome di un’attività (anche se si tratta della mia) dovrebbe presupporre che tutte le persone che ci lavorano pensino agli argomenti nello stesso modo. Almeno credo. Ad esempio se io per un problema consiglio un approccio A e poi altri dipendenti consigliano approccio B o C non credo si faccia una buona impressione. Col blog personale invece parlo a mio nome, ma certo non ho la visibilità come azienda. Come mi muovo?

  7. Massimo

    Si ma il discorso è tutto relativo, parlare in generale non porta a nulla.

    Posso dare ragione sul fatto che le conversioni non sono semplici da fare, e che i siti statici ormai sono morti (morti ancora tempo fa) ma su tutte queste grandi statistiche non viene sottolineato il tipo di azienda.
    Sei un ristorante? Punta più al lato sociale del web. Ma se sei un mobilificio o un azienda edile mi sembra che la situazione cambi… cosa faccio? Un blog sul tipo di cemento o su quale mattone è più rosso?

    Non servirebbe nemmeno un intero blog per attirare clientela, dove è possibile basta usare correttamente le piattaforme sociali già presenti e tenerle aggiornate.

    Poi sulla “voglia” delle aziende italiane sappiamo tutti come è catastrofica la mentalità.

  8. Beh io mi auguro che i siti aziendali ci siano sempre :D

  9. max

    Aggiungerei una considerazione che impone di fare però un passo indietro. Prima di decidere o di “farsi decidere” da una agenzia… :-) passatemela, un’azienda dovrebbe chiarirsi molto bene le idee su quali sono i suoi obiettivi di marketing, nessuna leva esclusa. A quel punto avrebbe già risolto metà del problema: si sarebbe levata di torno metà delle agenzie e dei free lance, quelli che non sanno nemmeno di cosa sia un piano di (web) marketing e tentano di piazzare oggi i social, ieri l’article e prima ancora le brochure su cd, come un piazzista della bofrost.

  10. Biagio

    Condivido l’analisi effettuata, ma purtroppo bisogna essere lucidi nell’analizzare anche il contesto: l’Italia è costituita al 90% da piccole/medie imprese. Queste molto spesso (o meglio nella stragande maggioranza) non hanno dentro se la cultura della comunicazione nonché le competenze per gestire la comunicazione. Per questo non mi meraviglia affatto trovare siti web passivi e non aggiornati.

    Fino ad oggi è valsa la regola “esisti” se hai un sito web. Non so se questo aspetto puo essere esteso ai blog, ma certamente è valido per i social network.

    Il mio punto di partenza del ragionamento è il seguente: “meglio stare zitti se non ci si sa esprimere”. Nel senso che ho visto molti blog aziendali aperti sulle ali dell’entusiamo (dei consulenti) ma spengnersi dopo poco tempe perchè privi di contenuti. Ebbene l’effetto negativo che provoca un blog non aggiornato è molto più rumoroso di un sito aziendale statico.
    Per cui sono del parere che prima di puntare su uno strumento piuttosto che un altro bisogna essere capaci di analizzarsi e capire se si è ingrado di creare contenuti (che non è un gioco da ragazzi).

    Vorrei essere un po la voce fuori dal coro dai commenti effettuati. è un azzardo affermare che i siti web non servano più a niente, più che altro va rivista la loro funzionalità. Appunto la freschezza del linguaggio di un blogger sicuramente aiuta. Ma essi devono essere concepiti come strumento di comunicazione integrata, ovvero, affiancata al blog o al social network, e non sostituiti in toto.

  11. Almeno non si vedrebbero più siti con su scritto “ambiente giovane e dinamico”, “azienda leader del settore…”

  12. Ottavio

    Buongiorno a tutti,
    ho letto con interesse l’articolo e i commenti. Personalmente ritengo che il sito aziendale debba esserci. Deve esserci perchè l’azienda esiste, deve esserci perchè è una delle leve per poter dare informazioni al mercato. E’ tutta questione di autoreferenzialità. L’utente oggi può incontrare il marchio girovagando come Colombo per il mare, può farsi un’idea, può raccogliere informazioni e opinioni. Quindi qualità di contenuto (almeno si spera) con un livello di autoreferenzialità molto basso. Successivamente questo utente però deve essere guidato a casa del marchio per chiudere il cerchio come si suol dire e aiutarlo a convertire. Oggi ci sono molti strumenti digitali a disposizione di tutti e che devono essere usati online come un sistema nervoso della conosocenza (divulgazione nel caso del marchio) e che non può non considerare il website aziendale al suo interno.
    Il CM (Content Marketing) poi è un’altro paio di maniche. di un’altra camicia. Il CM è duro da far digerire ma è la base per il successo online. Ma qua sarebbe da aprire un’altra discussione. Buona lavoro a tutti
    Ottavio

  13. Bellissima idea, anche io aderisco alla campagna. Chissà se qualcuno sentirà queste voci…

  14. Alessandro Arici

    Non sono d’accordissimo con quanto espresso nell’articolo…
    Il classico sito 4 pagine è vero, serve a sin troppo poco.
    Ma il problema nasce sopratutto quando un Prospect – non si sa da quale manna dal cielo – decide di scrivere la propria email e forse il proprio cellulare nel modulo “contatti” fiducioso che qualcuno dall’altra parte risponda… Credici che qualcuno sarà in grado di aprire la propria posta elettronica e leggere l’email del prospect! Però la notifica della fotina di Facebook messa dall’amico… quella si, arriva, anche sul cellulare-smartphone-ultima-generazione-sempre-connesso-con-piano-dati-ultra-avveniristico-che- oi quanti-sono-1-giga-al-mese?

    Porto l’esempio della email scritta da un prospect ad un mio Cliente, settore ristorazione. Termina con un disperato “spero di ricevere una risposta almeno dalla vostra struttura”

    • Alessandro Arici

      Continuo dal precedente… mi è partito l’invio :p

      Ovviamente tutti i nostri Clienti sono “educati” ad avere un indirizzo email che almeno ogni 24h venga aperto e controllato, altrimenti SEO, posizionamento e tutto il resto… valgono pochissimo.
      Quindi, è possibile anche avere le classiche 4 pagine, purchè dietro ci sia qualcuno che sappia rispondere…

  15. Il sito internet e’ un biglietto da visita e dovrebbe rappresentare nella maggior parte dei casi l’azienda sul canale internet. Un blog o un profilo su un social network non sono sempre delle ottime soluzioni per competere con la globalizzazione. Occorre innanzitutto ed è’ una domanda che dovrebbe porsi tutte le PMI rivedere completamente la visone di business. Sono sempre più convinto che la maggior parte degli imprenditori non ha ancora capito pienamente le potenzialità di internet ma ancora più grave le conseguenze della globalizzazione.
    Ritornando ai commenti precedenti, occorre fermarsi e:
    A) capire se il modello di business e’ oggi valido nel mondo della globalizzazione
    B) scegliere i vari mercati obiettivi / target client e rivedere la visone e la mission,
    C) scegliere i vari canali dove si trovano i target client
    Un blogger in azienda non sempre risolverà la situazione e/o influirà correttamente sulla brand Value della PMI
    Il problema oggi è’ un problema culturale e di knowhow che vede la maggior parte degli imprenditori che governano in modo tradizionale la loro impresa impreparati.
    Questa situazione si traduce con la chiusura di queste aziende e/o con lo shopping di gruppi (ma anche PMI) verso le eccellenze italiane.

  16. E’ vero, moltissime Aziende, sopratutto PMI sono deluse dal traffico generato dal proprio sito web. E’ vero, moltissimi siti sono statici, non gradevoli e privi di contenuti aggiornati. Ora poi che il formato responsive diventa un must, i siti che non lo sono saranno ancora piu’ in ombra. Ma credo non sia tutto qui. In Italia aumenta il tempo passato in rete ma diminuisce il numero di pagine consultate. Il navigatore diventa sempre piu’ selettivo anche nei confroti di siti accattivanti. Rinuncaire al sito in favore di Blog ed attivita’ su Instagram, Facebook, etc? Puo’ essere una soluzione ma si e’ pur sempre in un mare magnum di concorrenza aggressiva. Secondo me la risposta possibile e’ un sito web di ultima generazione, responsive, con un mega slideshow, poco testo ed immagini altamente emozionali. Quindi pulsanti e widget dapertutto e interazione efficace con i maggiori Socila Media che pero’ l’Azienda deve tenere costantemente aggioranti di contenuti. In questo modo il flusso delle informazioni passa dal sito ai Social e viceversa permettendo una maggiore intercettazione dei contenuti. C’e’ poi il discorso del sito B2B. Questo non ha bisogno di migliaia di visite al giorno ma di una veicolazione diretta verso il Cliente Business. In questo senso basterebbero poche decine di visite giornaliere per generare fatturato