Nell’essere umano convivono due aspetti, uno razionale e uno irrazionale, istintivo. Daniel Kahneman diceva che “il lavoro mentale che produce impressioni, intuizioni e molte decisioni avviene in silenzio nel cervello”. Siamo esseri che agiscono d’istinto. A volte non c’è il tempo per fare tutte le valutazioni e avere troppi dati rischia di renderci insicuri e immobili per la paura.
Quando ho iniziato a scrivere su questo blog, pochissimi mi seguivano e i riscontri erano pochi. Con l’aumentare del seguito, sono aumentati i feedback e di conseguenza le valutazioni negative. Una delle certezze assolute è che, con l’aumentare del pubblico aumentano anche le figure ostili. È una questione di mera statistica. Spesso la utilizzo per verificare la bontà di un influencer. Se nessuno parla male di te, significa che hai un pubblico ristretto.
Negli anni ho visto moltissimi amici e colleghi blogger che hanno smesso di postare, perché erano intimiditi da pochi account contrari e dagli attacchi personali. Si sono fatti influenzare dai pochi dati insignificanti.
Come ogni blogger faccio il monitoraggio di chi parla di me e non mi cita (ora uso l’ottimo Digimind, con cui ho una partnership). Ora con le moderne tecnologie si possono avere flussi incredibili di dati, su qualsiasi cosa, che sono fondamentali per prendere decisioni, ma che, se non vengono ben interpretati rischiano di farci scegliere la strada sbagliata.
Sono giunto alla conclusione che i dati sono come i cartelli stradali, ci informano su pericoli e opportunità, ma la strada non può cambiare se appare un “animali selvatici vaganti”. Le emozioni vanno calibrate sul peso dei dati. Se pubblico un contenuto e qualcuno mi attacca per la camicia che indosso e non per quello che dico, posso considerarlo senza dubbio un inutile “rumore”.
Non dovete permettere ai dati che riscontrate e analizzate di rendervi insicuri. Date una possibilità al vostro istinto. Ma se vedete il cartello “caduta massi”, mentre camminate, guardate attentamente sopra di voi.