Incontro, soprattutto online, persone con alti livelli di cinismo. Prima di creare confusione su questo termine preciso che, quando parlo di cinismo, intendo la predisposizione mentale a credere che ogni motivazione sia falsa, ogni istituzione corrotta, ogni ideale un inganno. È l’atteggiamento di chi non spera più e guarda con sospetto chi ancora lo fa.
Il suo fascino è sottile, funziona e richiede il minimo sforzo: fa sembrare intelligenti senza alcun impegno, poiché distruggere è più facile che costruire. Il cinico non rischia mai di essere deluso, non si espone, non si fida. Il suo disincanto è una corazza elegante, una polizza contro la speranza. Dietro quella corazza, però, non c’è protezione, ma solo la paura di credere e rimanerne deluso un’altra volta.

Oggi il cinismo è diventato una forma di autodifesa. Ogni generazione di pensatori ha cercato di superare la precedente, mostrando un grado di scetticismo sempre maggiore: l’Illuminismo ha messo in discussione l’autorità, il Romanticismo la ragione, il Modernismo le grandi narrazioni, il Postmodernismo la verità stessa. A forza di dubitare di tutto, però, si finisce per trasformare il dubbio in un esercizio di stile, un gioco da salotto e – più spesso – da bar di paese.

Il problema è che pochi sono davvero cinici in modo coerente. I più lo sono a intermittenza, nei confronti degli altri ma mai di sé stessi. Considerano le proprie idee legittime e quelle altrui corrotte. Difendono le proprie istituzioni e denigrano quelle opposte. Così il cinismo diventa una scorciatoia morale, una coperta sotto cui nascondere la paura di esporsi e avere torto.

Ma se l’ottimismo ingenuo è pericoloso, anche vedere ovunque il lato peggiore o il raggiro è sterile. Le relazioni, le comunità e persino le società si reggono su un atto di fede: credere che valga la pena provarci. La democrazia funziona solo se crediamo nella democrazia. La scienza solo se crediamo nell’onestà intellettuale. Senza fiducia, tutto si disintegra, tutto perde senso.

Il cinico si considera “realista”, ma la sua invulnerabilità è solo un altro nome per l’impotenza. Non si espone, non costruisce, non rischia. Preferisce avere ragione nel vedere fallire gli altri piuttosto che fallire lui stesso provando a cambiare le cose.
Ecco il punto: il cinismo ti protegge dall’illusione, ma ti priva anche della possibilità di creare qualcosa. Ti fa sentire intelligente, ma ti rende irrilevante. Ti ripara dall’insuccesso, ma ti impedisce di riuscire.
Alla fine, non è lucidità: è solo paura travestita da una presunta saggezza.