C’è un trucco che aiuta a comprendere fenomeni complessi. Lo chiamano “inversione” ed è stato un matematico tedesco dell’Ottocento, Carl Gustav Jacob Jacobi, a inventarlo molto prima che diventasse una filosofia di vita. Di fronte ai problemi più difficili, invece di affrontarli di petto, faceva l’opposto: li capovolgeva.
Jacobi aveva un motto: “Inverti, sempre inverti”. Non solo per risolvere equazioni, ma per vivere meglio, per investire, per capire.
Ho cominciato a riflettere su questa idea qualche anno fa, in un momento in cui cercavo di migliorare la mia produttività. Riflettevo, provavo metodi, facevo liste. Tutto sembrava logico, ma niente funzionava davvero. Poi ho provato a invertire la domanda. Non: “Come posso essere più produttivo?”, ma: “Cosa posso fare per sabotare la mia produttività?”. Le risposte sono arrivate subito. Dormire poco, dire di sì a tutto, controllare le notifiche ogni dieci minuti, lasciarmi distrarre. Un elenco di pratiche banali a cui nessuno fa caso. Eliminando questi comportamenti, la mia giornata è cambiata.
Succede la stessa cosa quasi in ogni ambito della vita. Chiedersi come distruggere la propria salute è più indicativo che chiedersi come migliorarla. Basta immaginare di vivere stressati, sedentari, alimentandosi male e dormendo poco: ne esce la mappa esatta di cosa evitare. Nel business, invece di costruire l’azienda perfetta, prova a immaginare come mandarla in rovina: snobbare i clienti, bruciare soldi in progetti assurdi, circondarsi di persone che non si sopportano. È un elenco semplice, ma incredibilmente preciso.
La verità è che il successo ha mille strade diverse, mentre il fallimento tende a concentrarsi intorno alle medesime insidie. L’evoluzione stessa si regge su questo principio: non sceglie i migliori, elimina ciò che non funziona. Ciò che sopravvive magari non è perfetto, ma sa adattarsi. Anche in medicina, lo studio delle patologie serve più della definizione teorica di “salute perfetta”. Nel negativo c’è più informazione che nel positivo. È così anche nei rapporti umani. Chiedi a cento coppie cosa rende felice un matrimonio e otterrai cento risposte diverse. Ma chiedi cosa lo distrugge, e saranno d’accordo quasi tutti: mancanza di rispetto e di dialogo, assenza di attenzioni, infedeltà. La felicità non ha formule fisse, mentre la rovina è quasi una certezza matematica.
Invertire non significa diventare pessimisti. Significa costruire su fondamenta più solide. Evitare di essere stupidi è più efficace che cercare di essere geniali. Chi evita di cadere vince, nel lungo periodo, su chi fa voli disastrosi. A volte il percorso più breve non è la linea retta, ma quello che passa dalla consapevolezza di tutto ciò che può andare storto.

Sei sulla buona strada, caro Riccardo. E grazie per averci riportati lì: sulla via negationis.
Definire una realtà partendo dal suo contrario.
La teologia negativa la fa risalire a Plotino, ma i semi erano già nei presocratici.
Nardone la usa nel suo problem solving: peggiora il problema per svelarlo.
Taleb la ritrova nell’antifragilità: ciò che ci stressa può renderci più forti.
Con questa compagnia, il viaggio si fa interessante.
Nel mio lavoro di coach parto da lì: faccio emergere ciò che sabota apprendimento e performance.
Non aggiungo. Tolgo.
È lì che inizia il cambiamento.
Bravissimo Giuseppe!