Mi chiamano disperati perché hanno smesso di “fare numeri” e proprio non ne comprendono il motivo. LinkedIn, negli ultimi mesi, è cambiato radicalmente senza annunci o troppi clamori. Ha riscritto in silenzio il modo in cui interpreta ciò che pubblichi, spostandosi da un insieme di regole meccaniche a un’intelligenza artificiale capace di leggere, comprendere chi sei davvero e valutare il senso di quello che scrivi.
Non più un algoritmo che conta indistintamente i like, ma un modello che ragiona come farebbe un osservatore preparato: analizza il contesto, collega segnali, attribuisce valore alla tua storia professionale (un profilo verticale è molto importante, ora). Da quando ha iniziato, molti dei vecchi sistemi sono evaporati, lasciando maggiore spazio a ciò che avrebbe dovuto contare da sempre: coerenza, sostanza e relazioni costruite con cura.
La trasformazione nasce da un modello chiamato 360Brew (studi e fonti li trovi in calce all’articolo). Un “motore” unico che sostituisce tanti sistemi sparsi e, per la prima volta, afferma di leggere davvero ciò che scrivi. Non si ferma alla superficie delle parole chiave, ma scava nel loro significato, nel modo in cui si incastrano con il tuo profilo, con chi ti segue e con gli argomenti che hai coltivato nel tempo. LinkedIn adesso punta a una pertinenza rigida: meno rumore, meno contenuti nati solo per scatenare reazioni, più spazio a ciò che alimenta conversazioni professionali vere.
La cosa che sorprende di più è il modo in cui l’IA allinea testo, profilo e comportamenti recenti. Ogni click e ogni commento diventano un segnale che indica a quale ambiente vuoi appartenere. Non stai più soltanto interagendo: stai educando il sistema a capire chi sei, cosa ti interessa e con quali comunità vuoi essere associato. Se commenti con attenzione i post di persone competenti nella tua nicchia, LinkedIn inizia a collocarti accanto a loro, rendendo più probabile che i tuoi contenuti arrivino a chi cerca proprio quel tipo di contributo.
C’è poi un dettaglio tecnico che, tradotto nella pratica, è determinante: il modello dà molto più peso all’inizio di un testo rispetto al resto. Le prime righe di un post sono fondamentali e guidano la comprensione di tutto ciò che segue. Se apri in modo vago o generico, l’algoritmo faticherà a capire cosa offri davvero. Se invece chiarisci subito l’intento, il pubblico ideale e il valore, faciliti il lavoro dell’IA e, di conseguenza, migliori la visibilità. Vale anche per gli esseri umani, eh!
E mentre molte vecchie strategie perdono significato – orari perfetti, parole ripetute, gruppi di scambio like (ora rischi, non chiedermi più di mettere un like forzato al tuo post) -, emergono azioni semplici, quasi banali, ma decisive: creare contenuti ben scritti e pertinenti per il tuo settore, curare un profilo che racconta una traiettoria coerente, partecipare alle conversazioni con persone autorevoli. Non serve produrre più contenuti: serve produrre quelli giusti, nel modo giusto.
Richard Bliss, su Medium, ha scritto:
“Ciò significa che tutte le tattiche che abbiamo imparato sono obsolete:
Pubblicato alle 7:43 di martedì? Non importa.
Largo uso di parole chiave? L’intelligenza artificiale lo rileva e lo penalizza.
Gruppi di coinvolgimento (POD)? Segnalati.
Leadership di pensiero generalista? Morta sul nascere.”
Secondo diversi analisti, stiamo entrando in una fase ricca di opportunità: nei prossimi mesi, chi comprenderà questa logica avrà un vantaggio enorme. È un periodo di transizione in cui puoi distinguerti prima che tutti si adeguino. Significa rivedere il profilo con attenzione, progettare i post pensando soprattutto che chi li leggerà sarà il pubblico che desideri davvero ottenere e, soprattutto, poter interagire con contenuti vicini alla tua area professionale. Se non dai, non ricevi.
Non è un trucco per ingannare l’algoritmo: è un modo per allinearti al suo vero funzionamento. LinkedIn sembra intenzionato a premiare le persone che scelgono la precisione, che approfondiscono, che aggiungono valore e non rumore. Chi continuerà a inseguire scorciatoie vedrà i propri contenuti affondare lentamente. Chi coltiverà competenze, relazioni e contenuti autentici, invece, inizierà a costruire una presenza solida, credibile e sempre più riconoscibile.
Fonti:
https://thelinkedblog.com/2025/360brew-linkedin-algorithm-new-update-3619/
https://www.trustinsights.ai/wp-content/uploads/2025/05/the_unofficial_linkedin_algorithm_guide_for_marketers_mid_2025_edition.pdf
https://menlovc.com/perspective/2025-mid-year-llm-market-update/
https://markwschaefer.medium.com/linkedin-engagement-down-heres-why-41fc1d2889ed
