Sono d’accordo con il neuroscienziato dell’Istituto Max Planck, Danko Nikolic, che qualche mese fa ha affermato che “non si può superare l’intelligenza umana, l’AI potrà avvicinarsi, ma superarla mai”. Stiamo assistendo all’alba di una nuova era in cui le “macchine” affiancheranno l’uomo nel ragionamento e non solo nei calcoli. Nei prossimi anni, questi strumenti sostituiranno un gran numero di persone in azienda e in ufficio, assumendo, almeno in questa prima fase, solo professionalità che svolgono lavori ripetitivi, non creativi. 
Alcuni quotidiani americani, per arrivare primi sulla notizia, hanno sperimentato forme di giornalismo automatizzato, più rapido rispetto ai tempi imposti dai giornalisti in carne e ossa. Nessun computer ha ancora vinto il premio Pulitzer e temo non succederà mai. intelligenza artificialePer ora, i contenuti automatici riguardano freddi articoli di analisi finanziaria e brevi news su terremoti ed eventi atmosferici, partendo dall’analisi di dati in ingresso provenienti da bilanci finanziari, sismografi e stazioni meteo. Siamo ancora molto lontani dalla scoperta di un nuovo “scandalo Watergate”.

Le macchine, rispetto alle persone, hanno vantaggi indiscussi. Riescono ad analizzare un’enorme quantità di dati in brevissimo tempo e non si fanno influenzare da preconcetti, emotività o pressioni esterne. I numeri, se inseriti correttamente e non inquinati, una volta elaborati, restituiscono un quadro chiaro e impietoso di informazioni precise a cui affidarsi. Questo mestiere non apparterrà più all’essere umano. Le persone e i professionisti del futuro dovranno adattarsi a nuove mansioni, non in concorrenza con le macchine.
Howard Gardner, lo studioso che ha teorizzato l’esistenza di ben 9 tipi di intelligenza, ci avverte che “non importa quanto sei intelligente, importa come lo sei”. L’intelligenza non è un’unità di misura applicabile a chiunque, né un dato misurabile per generare un confronto tra la persona e la macchina. Le macchine avranno capacità imbattibili su tipi di intelligenza in cui l’uomo è facilmente superabile, come la logica e l’analisi dei dati. Ogni singola intelligenza sta alla base di capacità specifiche e può trarre vantaggio dalla presenza delle altre.

Le persone che svolgono ruoli surrogabili dai calcolatori devono compiere, fin da ora, una scelta. Hanno l’urgenza di spostarsi verso mansioni e ruoli a cui le macchine non potranno mai ambire: la creatività e la relazione. All’essere umano sono richiesti compiti difficilmente replicabili da un algoritmo, quali creare una visione, compiere scelte e costruire relazioni autentiche con i suoi simili. Robot e Computer non sono stati creati per sostituirci, ma per facilitare il nostro lavoro e creare le condizioni per un ulteriore progresso. Con l’avvento di internet e della comunicazione digitale, le persone hanno ottenuto alcuni indiscutibili vantaggi. Oggi possono dialogare, scambiarsi informazioni e avere rapporti autentici con molte più persone rispetto a prima che si verificasse questa rivoluzione epocale. Chi ha compreso che gli strumenti di comunicazione digitale quali social network, blog o YouTube ottengono la conversione dei contenuti in relazioni, ha un enorme vantaggio competitivo. Questi strumenti sono una palestra per la creatività, un luogo in cui le idee e le informazioni si trasformano in incontri e opportunità. Attraverso questi strumenti è possibile verificare, in poche ore, se un prototipo è gradito al pubblico o si concretizzerebbe in un fiasco commerciale. Si possono stringere partnership senza muoversi dall’ufficio e confrontare idee con chiunque abbia i nostri stessi interessi in qualunque parte del mondo.

I Computer sono stati costruiti per agevolare l’essere umano e assorbiranno ruoli in cui quest’ultimo ha una capacità limitata. Anche se all’intelligenza artificiale verranno assegnati compiti di relazione automatica e di informazione, ad esempio attraverso servizi di messaggistica, non riuscirà mai a generare empatia e vicinanza con gli esseri umani. Le persone si fidano dei loro simili, non di avanzati risponditori automatici. La Marketing Automation non risolve un problema, lo semplifica. L’acquirente si fida di più dei feedback di altri esseri umani e basa le sue convinzioni sulla passione e la competenza che un suo simile riuscirà a trasmettergli. Le vendite e il contatto non sono il freddo risultato di calcoli, ma si basano sull’affidabilità, sulla simpatia personale e sulla fiducia in un nostro simile. Analogamente, la comunicazione non può essere ridotta a schemi in cui replicare un messaggio che ha funzionato in precedenza per ottenere gli stessi risultati. Serve un approccio creativo in modo da distinguerci dalla comunicazione sintetica.

C’è un ambito in cui l’essere umano non entrerà mai in competizione con la macchina, la relazione. Creare contenuti, ideare storie coinvolgenti e nutrire le emozioni dei propri simili, è la sua vocazione esclusiva. I limiti e le debolezze degli uomini non sono inferiori a quelli delle macchine. Alan Turing diceva che “se ci si aspetta che la macchina sia infallibile, allora essa non può essere anche intelligente”, perché l’intelligenza è la prerogativa di chi si assume un rischio, anche a fronte di dati contrari, seguendo l’istinto che detta regole che la logica non comprende. Stephen Hawking ha detto che “gli esseri umani, limitati dalla loro lenta evoluzione biologica, non potranno competere e saranno sostituiti dall’Intelligenza Artificiale”. Si riferiva certamente ad esseri umani noiosi e facilmente replicabili, ragionieri dello sportello della monotonia, amministratori contabili del tedio e della ripetitività.

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