Quanti di voi, hanno proposto alle aziende lo sviluppo di una azione di visibilità sui Social Media e si sono sentiti dire che questi nuovi media, non hanno un effettivo ritorno sulle vendite e che servono solo a pubblicare le foto delle vacanze, per i perditempo? A me capita tutt’ora a dispetto dei dati più recenti che smentiscono questi proprietari ottusi.
Ho raccolto questi dati pubblicati sul sito puromarketing.com che ha raggruppato gli innumerevoli studi sull’argomento in un unico articolo, per facilitare anche voi, miei cari concorrenti, in questo ingrato e faticoso, compito:
- Il 72% dei direttori marketing dopo l’utilizzo dei social media hanno visto un incremento di fatturato derivante da esso. (maggiore è il tempo di presenza del brand più si apprezza il risultato)
- Il 20% dei consumatori è disposto ad acquistare direttamente attraverso il social networking.
- Il 90% dei consumatori ha fiducia sulle raccomandazioni di amici e conoscenti.
- Il 60% degli utenti della rete sono disposti a pubblicare di servizi e prodotti su Facebook in cambio di sconti, promozioni o lotterie.
- Il 97% degli utenti dei social network cerca nella rete informazioni su marchi e prodotti. Il 60% lo fa in particolare nei social network.
- Il 40% degli utenti di Twitter cerca regolarmente queste informazioni sul prodotto per verificare cosa ne pensano altri utenti (ricordo che su Facebook questo non è fattibile). Il 12% dichiara di aver acquistato prodotti in quanto queste informazioni lo hanno rassicurato.
- Il 91% delle aziende che pubblicano sui media sociali ha registrato un aumento del traffico ai loro siti web attraverso essi. Un esempio: Burberry ha registrato l’1,9% del traffico al tuo sito web da Facebook nel 2010 passando al 29% nel 2011.
- Si stima che 167 milioni di persone hanno fatto acquisti online quest’anno.
Altri benefici derivati dalla presenza sui Social Media
Fidelizzazione della clientela. Non solo si stabilisce un rapporto più stretto con il marchio, ma se si può dialogare aiutandoli a risolvere i loro problemi e le necessità, aumentando la loro soddisfazione.
Hanno un costo inferiore rispetto ai mezzi di marketing tradizionali. Il costo per lead delle attività di marketing on-line è il 62% più basso. Inoltre, permette di verificare un gran numero di strategie. Cambiandole in corso d’opera.
Creare la consapevolezza del marchio a lungo termine, soprattutto tra la generazione che è cresciuta con internet e saranno tra 5-10 anni i clienti di domani.
Ottimo strumento con cui scoprire le esigenze del vostro target. L’analisi del feedback sui vostri servizi e prodotti con un sondaggio permanente a basso costo, che ti permette di conoscere le minacce e le opportunità per il tuo business e il miglioramento di servizi e prodotti. (già solo questo vale la partita)
Accelera il passaparola, di cui ricordiamo, si basa su tra il 20 e il 50% delle decisioni di acquisto.
Facilita e riduce il costo del servizio al cliente.
E’ fondamentale per il raggiungimento buon posizionamento per il tuo sito. (i famosi “social signal” che ora sono alla base del SEO)
I fan di un brand online sono molto più propensi ad acquistare nel loro negozio fisico.
Come si utilizzano? (no, perché molti affidano al cugino del proprietario e poi si lamentano che i Social Network non funzionano, se proprio non volete pagare un professionista fate leggere questo a vostro cugino)
Non cercare di forzare il messaggio pubblicitario, lo stile di una campagna tradizionale NON VA BENE nelle reti sociali. I frequentatori di social network è li per socializzare, divertirsi e trovare le informazioni utili (e perché no, mettersi in mostra). Posta un contenuto che abbia un valore per il cliente che sia utile alle sue esigenze e che tenti di risolvergli i problemi; almeno nel 90-80% dei casi.
Posta promozioni POCHE ma INTERESSANTI.
È consigliabile creare un profilo specifico SEPARATO per le vostre promozioni. Ad esempio, un account twitter esclusivamente con le offerte e gli sconti. I clienti che lo seguiranno saranno veramente interessati a esso.
Segmenta e limita il target dei tuoi post, per quanto possibile, i social network offrono gli strumenti per fare questo. Dirigi ogni contenuto specifico per il giusto gruppo di interesse.
State accumulando fan? cosa ve ne fate se non avete una politica per coinvolgerli?
Misurare, monitorate e correggere. Gli strumenti metrici come Google Analytics via aiutano a studiare la percentuale di visitatori che arrivano al tuo sito direttamente attribuibili ai social network e altre reti, misurare i contenuti o le azioni che producono più impatto tra i tuoi seguaci.
Orientare e correggere la strategia in base ai risultati. Utilizzate gli strumenti di monitoraggio per rilevare le conversazione online e le tendenze del mercato.







Ne parlavo proprio con l’ufficio immagine e comunicazione dell’azienda per la quale lavoro. Far vedere il nostro prodotto ‘fotografato’ da persone comuni e non da fotografi professionisti, in modo da dare un nuovo punto di vista….. spero vada in porto… :)
Complimenti Skande.
Interessante l’articolo. Però alla fine torniamo sempre…all’inizio. È un cane che si morde la coda: 400 fan annui ad esempio, son relativamente pochi (chiaramente dipende da caso a caso). Però allora la domanda nasce spontanea: dato di fatto che il contenuto di qualità è al centro di tutto il social-universe, ma se lo condivido ai soliti 4 gatti, come si può fare ad aumentare il bacino d’utenza (ergo like) di una pagina facebook in maniera costante, senza l’ausilio di strumenti – quali che essi siano – a pagamento?
Fine dell’eterna discussione? Ma per piacere…
Analizzate i dati che vengono riportati, prima di sparare sentenze.
1) Quei Direttori Marketing, se analizzano i dati come è stato fatto qui, sono probabilmente uno dei principali problemi della relativa azienda.
2) Solo 20% dei consumatori è disposto ad acquistare direttamente dai social network, direi uno dei dati fondamentali riportati nell’elenco. Questo significa che solo due consumatori su dieci, si “fidano” del social network per acquistare. “Qualcuno”, qualche anno fa, affermava di essere sicuro che la metà dei soldi che investiva in Marketing e Advertising erano buttati via, il problema è che non sapeva quale metà. Ed era il 50%.
3) Come viene valutato il senso di fiducia che un utente ha in base agli apprezzamenti di amici e conoscenti? Perché sinceramente credo che per creare fiducia in un potenziale consumatore di un brand, serva ben più di un semplice apprezzamento di qualche amico. E questo vale soprattutto per il primo acquisto. Alcuni infatti potrebbero semplicemente mettere apprezzamenti a pioggia per restare informati via stream sulle novità di molte aziende. Questo significa che non sempre l’apprezzamento su un social network corrisponde all’apprezzamento reale del brand.
4) Da sempre gran parte delle persone venderebbero la propria madre per avere agevolazioni economiche di qualunque tipo. Il 60% quindi, non mi sembra un gran risultato. Aggiungo che se un utente si ritrova lo stream intasato di link relativi a condivisioni che un amico pubblica per avere sconti e offerte, alla lunga tenderà a non guardare più le condivisioni di quell’utente, ergo gli investimenti di un’azienda in questo tipo di offerte andranno persi nel lungo periodo. Qualcuno lo definiva SPAM, tempo fa.
5) Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone? Dove sarebbe il dato eclatante? Che una persona iscritta su un social network cerchi informazioni sul web relativamente a qualsiasi cosa, penso sia ovvio. Anzi, mi stupisco che il 3% non lo faccia, perché significherebbe utilizzare il web solo per accedere a un social network. La morte del web.
6) Solo il 40% dei consumatori cerca informazioni sull’esperienza con un prodotto su Twitter, un risultato deludente, visto che oltre a Google+ è l’unico social network che permette di avere un accesso veloce, se non immediato, alle informazioni che si cercano, senza affidarsi a siti d’informazione e blog di dubbia neutralità. Di questo 40% poi, solo il 12% (del 40%) compra GRAZIE al social network. Di che numeri stiamo parlando?
7) E’ una verità vecchia come il mondo, l’uomo è pigro, ci si mette meno a recarsi sulla pagina Facebook di un’azienda e da lì raggiungere il sito web dell’azienda, anziché andare su Google, digitare, cliccare su uno dei primi link (se indicizzato bene, altrimenti i tempi si allungano ulteriormente) e finire sulla stessa pagina. Il tutto è ancora più immediato se si arriva al sito web dell’azienda grazie a una condivisione sul proprio stream. Ergo, non sono dati così importanti come si vuole far credere.
8) Acquisti come? Da sito web? Social media? Offerte via mail? Mercatini? Forum? Tra l’altro 167 milioni di perone credo siano veramente pochissime, non so da dove le abbiano tirate fuori. Facendo due calcoli di corsa: Samsung ha già venduto 20 milioni di Galaxy S 3, Apple 2 milioni di iPhone 5, altri milioni di iPad e bla bla. Si fa troppo presto ad arrivare a 167 milioni e a superarli. Poi ci sono i numeri di Amazon, il Play Store di Google e tanti, tanti altri.
Il costo per lead delle attività di marketing è più basso del 62%, si ok, ma rispetto a cosa? Questa è un’analisi che fa acqua da tutte le parti, priva poi di dati essenziali e necessari per trarre conclusioni solo verosimili.
Concludo dicendo che secondo me, chi lavora in questo settore (e sono uno studente universitario di Economia Aziendale e Marketing) tendenzialmente è una persona che approfitta dell’ignoranza generalizzata delle aziende, spennandole per consulenze farcite di ovvietà. Dite un po’ tutti le stesse cose, alla fine la storia è sempre la stessa, “Oste com’è il vino”? Non si troverà mai uno di voi che dirà realmente le cose come stanno, ovvero che i social media sicuramente aiutano, non si potrà però mai sapere quanto.
Lo dimostra il fatto che non si può sapere quale sia il reale percorso seguito dal potenziale consumatore per acquistare un determinato prodotto. Magari giunge alla pagina dell’azienda via social network, ma non potete sapere se l’acquisto avviene nei giorni successivi via motore di ricerca, saltando il social network.
Un’azienda può sapere quanto un social network sia influente per le proprie vendite, solo creando uno shop all’interno del social network stesso e vedendo quanto quel determinato strumento genera ricavi (in confronto ai costi di implementazione e sviluppo) nel tempo.
Tutto il resto, è fuffa da markettari, una classe destinata a scomparire con l’incremento del livello di non-ignoranza dei consumatori.
Saluti.
@ilpomo è vero che il “componente fuffa” è sempre presente tra i markettari. Fortunatamente tutte queste cose si possono misurare, il successo nell’utilizzo di Google, Facebook o qualsiasi altro media è misurabile.
Poi uno può dire pure che la terra è piatta, l’esercizio della polemica affascina anche me, ma davanti alle misurazioni e ai profitti generati è essa stessa a diventare fuffa…
Caro pomo dato che studi economia aziendale e marketing dovresti sapere che per poter applicare un piano di marketing operativo devi preventivamente studiare quello analitico. Ma su quali fonti, risultati e semplici dati studieresti il tuo piano? I social network sono una preziosa risorsa per stimare cifre, che possono capovolgere addirittura la strategia fondata sui dati di auditel (nel caso della TV). Il problema che all’università non insegnano le logiche e le potenzialità dei social, perché i tuoi professori appartengono ad una generazione ormai datata.. che considera Facebook e Twitter una risorsa esclusivamente ludica! Siamo ormai entrati nel marketing 3.0, dove gli utenti -attraverso il word of mouth sui social- permette di controllare il “pollice verso” di un prodotto e persino la reputazione dell’azienda! Non stiamo parlando di due gatti che chiacchierano sui social, ma di tutti coloro che collegandosi ad Internet sono in grado di fornire informazioni di gradimento o semplicemente si limitano a leggere le recensioni (in grado di condizionare acquisti e reputazione delle imprese)! Sei libero di scegliere se rimanere agli anni ‘90 o se seguire il progresso tecnologico… stranamente sempre più rivolto alla tutela del consumatore e mai delle imprese!
[...] spunto da questo post, vi riportiamo alcuni dati di una recente ricerca che mette in evidenza come la presenza del brand [...]
Caro Davide,
mi pare di ritrovarmi nella sagra delle ovvietà. Per prima cosa, non capisco come tu abbia potuto dedurre, dal mio commento, che non ho letto NULLA (ad esempio) di P. Kotler, o abbia seguito corsi di E-Business. Ti assicuro comunque che non sono stati questi a determinare la mia preparazione.
Se poi tu applichi quello che studi esattamente come lo trovi scritto su un libro, prendendolo per verità assoluta, beh complimenti, nel 2012 è un gran traguardo.
Eliminate tutta la fuffa degna di una prestigiosa Facoltà di Blablaologia e guardatevi attorno. Ma vi pare che Apple abbia una pagina Facebook? Twitter? Google+? Vi pare che segua i dati di Auditel e Co.? E cito Apple perché è la prima che mi viene in mente, sono un fanboy solo del mio conto in banca.
Non prendiamoci per il culo, da sempre il miglior marketing è quello di creare contenuti, prodotti o servizi, di qualità. Tutto il resto, è labor limae. Se le performance di un’azienda sono pessime, allora questa dovrebbe concentrare i propri investimenti in prodotti nuovi, che soddisfino bisogni reali, piuttosto che cercare di monetizzare con quegli attuali, fallimentari, attraverso i social media. Non è un social network a fare la fortuna di qualcuno, un mese fa Facebook valeva 100 miliardi di dollari, oggi neanche la metà, domani non saprei…
E risparmiatevi definizioni da markettari per eventuali opuscoli da poche pagine sul come fare “fortuna”, qua non si tratta di fare della sterile critica, mi pare di aver argomentato con osservazioni oggettive ogni mio commento.
Voi invece vi limitate a riproporre le solite quattro parole in croce che ormai ripetono tutti, il che la dice lunga su tante cose…
Caro Davide, sicuro che sia io quello che è ancora negli anni ’90?
Proprio da quegli anni è nata la classe dei markettari, personaggi che hanno gonfiato le casse di aziende che, a mio avviso, non meritavano di essere così gonfie, semplicemente per essere in grado di comunicare, meglio di altri, le non-qualità di un prodotto. Oggi il consumatore tipo è circondato da informazioni e da mezzi per informarsi (social inclusi), ed è in grado di scegliere i contenuti, prodotto e servizi di reale qualità.
Ma i social media sono solo un mezzo informativo, non determinante della performance economica di un’azienda. Quella, la fanno le idee e i contenuti, prodotti e servizi veramente in grado di soddisfare i bisogni dei consumatori.
Il resto, è fuffa. Fatevene una ragione.
@ilpomo Citare Apple come esempio è da furbi o ignoranti, di quale razza fai parte?
Philip Kotler non sarebbe d’accordo, in questo modo non soddisfi almeno due delle famose 4P.
Apple non ha bisogno dei Social Media perché è l’UNICA azienda al mondo ad avere (per merito proprio) un esercito di FAN che parlano bene e divulgano GRATIS il marchio.
Spero che tu non sia uno che lavora nel settore markting o pubblicità, il futuro sarà grigio per te, raccontalo ai tuoi clienti che possono fare a meno del web e passare al volantinaggio :-D
Tu che dici? ;)
Basta un solo caso per invalidare un’intera teoria. Se c’è qualcuno che è riuscito a far successo senza seguire le 4P, allora significa che le 4P non sono l’unico modello (valido) applicabile.
Ergo, uno Kotler può anche lasciarlo sugli scaffali, volendo.
Facile fare i fenomeni mettendo in bocca ad altri cose che non hanno detto: non ho mai affermato che bisogna lasciar perdere il web e tornare al volantinaggio, ho semplicemente analizzato i dati da te elencati, chiedendomi cosa significassero realmente.
Se poi certe considerazioni ti sono sfuggite mentre stavi scrivendo il post, beh ammetterlo non equivale a fare una figura di merda, anzi. La costruttività si crea anche così.
Se poi ti mancano i contenuti per argomentare, mi spiace per te. Non preoccuparti per il possibile grigiore del mio futuro o di quello dei miei clienti, pensa piuttosto per il tuo, che a quanto pare sarebbe già un bell’onere in termini di tempo e studio.
Saluti.
Mi piacciono le tue teorie New Age sul Marketing.
Se mi dici che le aziende devono fare prodotti talmente belli che si vendono da soli lo ammetto: NON HO ARGOMENTI per controbattere e hai vinto tu.
Sono studente universitario pure io e conosco amici che hanno studiato economia.. quindi posso parlare alla base dei fatti! Gira e rigira sono sempre le stesse cose che insegnano, indipendentemente che tu abbia fatto la Bocconi o l’Università di Codroipo…ahaha! I social sono una risorsa preziosa per il business aziendale, in particolare per quelle piccole e medie imprese del quale è costernato il panorama italiano e che non possono permettersi persone con la tua specializzazione..che lavorano sui numeri, facendo statistiche! Quando ti troverai persone che pisceranno brutte notizie sul tuo brand, attraverso i social… non ti salverà di certo il business games che ti insegnano all’università! Ti servirà un esperto di web-reputation.. qualcuno che sappia dove mettere le mani e soprattutto -reagire concretamente- per tamponare la falla! Apple ha avuto la sua discreta attività social… nel momento in cui una fuga di notizie ho mostrato le pessime condizioni di lavoro degli operai cinesi e ha scatenato l’ira di centinaia di fanboy di Apple di tutto il mondo… e questo è successo attraverso l’ausilio dei social! Se Apple vende ancora è perche gode di personaggi che tra social e forum creano un buzz che tu manco immagini! La gente è stupida… non acquista prodotti Apple con la consapevolezza di acquistare prodotti di qualità, ma è spinta inconsciamente- dal desiderio di acquisto del “marchio”.. perche avere un prodotto Apple significa essere un figo! E tutto cio nasce dal passaparola che si genera sui social!Questo caro mio.. non è fuffa! perchè come saprai Samsung ha iniziato a dare del filo da torcere ad Apple con prodotto della stessa qualità o superiori, ma a dei prezzi decisamente inferiori! Dietro di lui si fa largo persino Asus..
[...] http://www.skande.com – Today, 11:37 PM Rescoop [...]
[...] http://www.skande.com – Today, 6:25 AM Rescoop [...]
Ciao a tutti,
Si vede che il tema è sensibile, però vorrei dire la mia anch’io: stiamo diventando troppo tesi ragazzi!
Non c’è assolutamente nessun motivo di negare le evidenze. La diatriba della miglior conoscenza della “cosa” marketing tra noi non porta da nessuna parte.
E ovvio che le 4P preistoriche di Kotler non potevano contemplare l’avvenimento dei SNM, men che meno il risultato concreto di un’influenza diretta sulle vendite.
Però Kotler, nel suo insegnamento, faceva vedere la luna. Chi ci sta parlando del dito (le 4P) come se fosse un modelo superato) sbaglia parecchio. L’attività delle Brand sui SNM è un canale a tutti gli effetti. Il concetto fondamentale del “che prodotto, dove, a che prezzo e con che pubblicità” non può essere disconosciuto pena creare scompensi alla propria clientela, anzi, quello che salta agli occhi degli utenti, clienti, Fan, in modo evidente sono le anomalie e discrepanze, ancora prima di vivere l’esperienza della verifica della promessa, una volta consegnato l’articolo ordinato e/o il servizio erogato.
La fuffa, la chiamate anche rumore, sarà sempre il rischio di ogni campagna, ogni intervento, ogni volantino singolo, ogni mail, tweet, commento ecc… Solo che adesso da ancora più fastidio di prima perchè ci fa perdere un tempo incredibile. La fuffa è frutto di scarsa qualità, preparazione e, diciamolo, anche prigrizia. Non è un esclusiva dei vs clienti Brand vari. Sono tante le aziende che vendono competenze marketing non all’altezza e contribuiscono a portare avanti la non qualità nell’ambiente!
Io, da modesto cliente e fornitore di servizi marketing, nel mio piccolo, cerco sempre di combattere la MIA di fuffa.
@ilpomo, scusa la domanda: non è che fai delladiscordia, come cognome? … dai, un sorriso :D
[...] giorno fa, in una discussione accesa, sempre su questo sito, il commentatore ‘il Pomo‘ ha scritto una decisa critica al Social Media Marketing, che riassumo in questo suo esempio: “Eliminate [...]
[...] See on http://www.skande.com [...]
La domanda più interessante per chi deve investire in strategie social probabilmente è quella che nasce dalla lettura del primo punto:
“1.Il 72% dei direttori marketing dopo l’utilizzo dei social media hanno visto un incremento di fatturato derivante da esso.”
Ecco: questo 72% (sarebbe interessante conoscere secondo quale ricerca di mercato) di direttori marketing come ha misurato questo impatto? Quali KPI ha adottato?
Perchè il contraltare sono le ricerche dei vari Forrester, econsultancy, emarketer che indicano proprio nella difficoltà della misurabilità dell’impatto dei social media sul business di un’azienda la principale perplessità dei decisori nel momento di definire i budget e le strategie “social”.
questa discussione tende ad avvitarsi un filino troppo sulle posizioni di interesse di ciascuno degli protagonisti.. a mio parere la realtà è molto più semplice.
Domanda: con i SM si vende? Risposta: NO
Domanda: i SM sono fuffa? Risposta: NO
I SM sono semplicemente uno strumento, un mezzo del MKT e della comunicazione come ce ne sono molti altri, non sono una filosia né una religione; sono soltanto l’ultimo strumento arrivato..
Come tutti gli strumenti per essere utilizzati richiedono competenze, risorse ed un’idea, si tratta di un attrezzo che l’azienda mette nella sua borsa e che utilizzerà insieme ad altri per costruire il suo fatturato.
La borsa contiene tanti attrezzi e sempre più complicati poichè lo scenario economico è sempre più difficile, complesso e soprattutto variabile.
Ogni settore, ogni organizzazione deve utilizzare i SM secondo i suoi bisogni e le sue aspettative e può anche non usarli in ragione della sua struttura di business (vedi Ryanair); non per questo saranno grandi o pessime imprese. Le aziende ed i loro consulenti sono più o meno bravi a seconda che sappiano individuare i propri bisogni di MKT e sappiano tirar fuori dalla borsa il giusto strumento
per la loro soddisfazione.
La chiave inglese è un ottimo strumento per svitare molte tipologie di bulloni ma non è buona le viti..
I buoni markettari, pochi, hanno la capacità di personalizzare tutti gli strumenti in base ai bisogni/obiettivi dell’azienda, i cattivi markettari,molti, propongono a tutti il loro standard perchè così si fanno i margini.
I dati aggregati sui SM non dicono molto, ormai è pacifico che là sopra ci sono molti potenziali clienti per quasi tutti; quelli di settore sono molto più interessanti e per questo più rari e costosi.
Nel MKT generalizzare non serve quasi mai..
punto di vista di un uomo di azienda
@Lorenzo bel commento!
Sono d’accordo, i social media non li dobbiamo vedere per generare lead ma come catalizzatori di interesse e customer care.
Conversare con il cliente, a mio avviso, paga.