Oggi voglio unire i puntini (qualcuno l’ha già detta questa, mi sa). Prendendo due articoli usciti oggi, opera di due persone geniali che hanno capito la rete.
Il primo è Beppe Severgnini, famosa firma del Corriere della Sera, non ha bisogno di presentazioni. Il secondo è Giovanni Scrofani, dadaista e dissacratore, fondatore del Progetto Collettivo #Gilda35, meno famoso del primo ma se cercate su Google troverete ampia documentazione su esso.
Hanno prodotto due articoli, all’apparenza distanti, in cui ci vedo punti di aggancio straordinari e che danno il polso di come, questa malandata nazione, non sappia sfruttare i cervelli che ancora non ancora fuggiti verso le opportunità d’oltre confine. Nell’articolo di Scrofani “Il Blogger ai tempi del Feudalesimo Digitale“, il nostro, alimenta la polemica sulla nuova tendenza di creare quotidiani alimentati dal lavoro non remunerato (alla Huffington Post per capirci), in cambio di una presunta visibilità, data dalla fama della testata (ottima da inserire sui curriculum e nei biglietti da visita). Il paragone con il feudalesimo è divertente ma dipinge quella che è la realtà dei fatti: “in perfetta continuità con i loro modelli dell’Alto Medioevo, i Feudatari Digitali hanno convinto i contadini che sostengono costi astronomici. Non può esistere un rapporto paritario. Il Feudatario offre gratis sicurezza dallo spauracchio degli hacker e servizi belli e divertenti… in cambio chiede solo ore di lavoro gratuito” scrive ironicamente Jovanz 74 nelle colonne di Gilda35.
Severgnini parla di intelligenze e opportunità da cogliere da parte delle aziende, aziende che spesso sono presidiate da baronati (se non addirittura multinazionali a conduzione famigliare) in cui i posti di prestigio sono approcciabili esclusivamente dopo una certosina opera di social engineering di stampo mafioso, poco propense alle novità venute dall’esterno e dalle condotte creative. ”Nella vetrina di Twitter ci sono articoli attraenti, prodotti da artigiani geniali. Persone che hanno costruito il proprio successo in loco; non professionisti che, come il sottoscritto e altri, hanno portato in rete la popolarità legata al proprio lavoro precedente (nei media, in politica o altrove). Diciamolo: loro sono più bravi e ammirevoli di noi…” scrive Beppe, e continua “Teniamoli da conto, ragazzi così: cambieranno l’Italia per noi, se non saremo noi a cambiare loro. Una cosa, però, non ho capito: perché le aziende non li rincorrano. Che sono svegli, si capisce ogni giorno“.
L’arretratezza italiana, sta proprio in quello che è così brillantemente esposto dai due giornalisti. La chiusura: chiusura di menti, di orti faticosamente coltivati, reti di amicizie che partono fin dalla tenera età e poca propensione al rischio e alla innovazione. Le uniche innovazioni in Italia sono state opera di liberi battitori, geniali come: Ferrari, Clementoni, Olivetti, Ferrero, ecc. non da collettivi. Guardando la lista Fortune 500 che classifica le migliori aziende d’oltreoceano i collettivi vincono e resistono.
L’Italia dei borghi, delle contrade e delle caste che si tramandano da padre in figlio, danno un ritmo diverso e in controtendenza con il resto del mondo, che poco si adeguano alla velocità dei messaggi su Twitter.







Bellissimo post Riccardo!
Forse arriverà il giorno in cui gli obsoleti e poco eloquenti Cv europei saranno sostituiti dal twitter-cv, o comunque da qualsiasi strumento che metta in luce la mente di una persona, piuttosto che la triste voce “capacità e competenze”.
Un carissimo saluto.
Poca propensione al rischio…per non dire assoluta mancanza. Hai ragione, è questo il punto. Però vedi, io, nella mia azienda, ci ho buttato tutto, esperienza, materiali, denari, lavoro mio e di altri ‘volontari’ che hanno creduto nel progetto. Abbiamo rischiato il tutto per tutto, ma senza ulteriori investimenti non siamo cresciuti. Tutti hanno sfruttato perchè piaceva e faceva comodo, ma quando si è parlato di collaborazioni economiche, magicamente sparivano. Conclusione: se rischi da solo, o hai le spalle molto larghe, o è proprio dura, tra tasse su ricavi inesistenti e pare varie, non stai a galla. E così non si rischia, punto e basta. Magari il mio è un caso sfigato, però piace a tutti…. finchè è gratis.
La trovata geniale delle non idee italiane è stata di affidare a stenui conservatori l’onere di diffondere concetti paradossali con la propria posizione. Mi spiego: a loro baronetti, eredi di un sistema basato sulla provenienza del sangue e mai sul merito, il compito di spiegarci la bellezza del nuovo, l’esigenza di innovare, mantenere la mente allenata ecc… Salvo poi accorgerci che nessuno di questi vecchi padroni, capi, mezzi capi e mezze maniche, non avrà mai la tentazione suicidaria di rimettere in discussione il principio stesso della propria esistenza: “dirigo perchè ho ereditato del potere, non perché ero uno fra i più meritevoli”.
Sapete che rischio di farsi travolgere dalla passione di gioventù … e se i giovani fossero anche più bravi di noi, che fine facciamo noi vecchi dinosauri?
Eppure, Severgnini, che dovrebbe seguire l’attegiamento più diffuso della gente della sua generazione, cioè neanche le briciole le lasciamo agli altri, si rivela con un equilibrio ammirevole: pure di lasciarsi avvicinare dalla contagiosa passione giovanile, invoca all’apertura. Uno su mille ce la fa… a capire
Ciao Riccardo,
bell’articolo. Per un po di ore mi consolo del fatto che non sono l’unico a sentirmi smarrito e non capire più se non sono portato per nulla o se mi sto facendo, la colpa sarebbe solo mia, portar via la passioni per quello che faccio. La passione e credere in ciò che si fa dovrebbe essere l’antidoto a tutto, ma oggi la passione è quanto mai difficile alimentarla se non si riesce a mettersi in gioco…e dimostrare quello che si vale.
Il mio non vuole essere un “grido di lamento” è che mi sembra impossibile che questo paese si faccia scivolare tutto addosso e davvero in pochi ci tengono a cambiare le cose.
Il problema principale in Italia è la paura. La paura da parte di chi è “barone” e si rende conto che al di fuori di un certo ambiente e situazione non ha possibilità di sopravvivenza. Allora si traveste da innovatore e fa tante belle prediche e magari riesce anche a leggiferare un qualcosa che salva l’apparenza ma che gli permette di mantenere il suo “dominio” a scapito di coloro che hanno la voglia di mettersi in gioco con idee magari neanche tanto innovative ma sufficienti ad adeguare la realtà nostrana a quella del resto del mondo. Manca la voglia di semplificare, di permettere una reale sopravvivenza a coloro che vogliono mettersi in gioco. Basta garantirsi il proprio tornaconto ecchissenefrega del resto del resto del (microscopico) mondo che mi circonda
Tutto molto bello… Dal vostro punto di vista… vostro e non mio perchè io lavoro per una azienda alla quale devo proporre continuamente opportunità in qualità di manager… ma non c’è opportunità senza ROI certo… e se non si riesce ad oggettivare un ROI ad una azienda… difficile se non impossibile avere un investimento.
Facendo riferimento al Feudalesimo la lettera di Leonardo da Vinci a Francesco I per farsi assumere cita: ho macchine da guerra capaci di abbattere qualsiasi porta, sistemi idrici per sfamare le popolazioni, arte e pittura… interessa?
Tanti sanno dipingere… ma come Leonardo… Tanti sanno scolpire… ma come Leonardo… Tanti sanno… Nessuno sa costruire macchine da guerra… Nessuno sa costruire sistemi di irrigazioni così geniali…
Se non facciamo vedere noi alle aziende il guadagno loro non ci cercheranno… altrimenti saremmo Aziende
@Una Azienda dimmi il ROI che hai con un cartellone stradale. O con una pubblicità su un giornale. Senza polemica, solo per capire.
Condivido ma bisogna prendere con cautela le parole di Beppe Severgnini.
In Twitter vedo molta gente brava a parlare, a dialogare, ma più di una volta mi è capitato di incontrarle all’esterno e puff…perdevano tutto quello smalto compresa la battuta pronta. Quindi non sempre il brillante 2.0 poi si riconferma brillante anche nella realtà.
@Nico, perdere lo smalto dal vivo come dici te, non è una colpa. Non tutti gli esseri comunicanti possono essere brillanti, profondi ….e avere carisma. Certi, tanti, sicuramente anch’io, riescono a superarsi attarverso l’uso di una tastiera.
Da lì ad avere tutto sto spessore e questa consistenza, come hai osservato te, ce ne vuole. Però se le parole valgono almeno il peso del loro significato, essere tradito dalla tensione del momento “in live” non significa non essere autentici. Le parole non seguite da fatti devono essere messe in rilievo: ce l’ho insegna il marketing. L’esperienza del “cliente” passa atrraverso 3 fasi. La promessa (che ci fa fare il passo) l’adesione/acquisto e il feed back. Certo che costruire belle promesse e mai tenerle, ad un certo punto sicuramente il grande predicatore dovrà fare i conti con chi ha più memoria!
Assolutamente onorato per la citazione in un articolo così bello… Mi permetto solo un appunto… non sono un giornalista, ma un umile avvocato che lavora come controller SAP :D
Bell’articolo complimenti. Voglio però spezzare una lancia a favore dell’italianità. Come hai evidenziato tu, l’Italia ha saputo produrre, in periodi di particolare effervescenza culturale e di forte iniziativa, grandi capolavori industriali come appunto Ferrari, Olivetti etc…
Poi improvvisamente tutto si è fermato, il giochino si è spento. Il nostro Deisgn e la nostra genialità sono ancora a livelli di eccellenza nel mondo. Secondo me si dovrebbe semplicemente cercare di riattivare un volano interno che permetta alle nuove imprese innovative di nascere e di svilupparsi a livello mondiale. Praticamente si potrebbe dire che la testa ce l’abbiamo le idee anche….mancano solo i mezzi! E qui il dibattito si apre quali sarebbero i mezzi per fare partire il “New Deal” italiano? Io ne ho in mente uno: il DENARO. Deve ricominciare a girare denaro per le imprese. Le banche italiane devono supportarle e aiutarle.
Giusto @LittleDave, il denaro. Ma non sono convinta sia solo colpa della banche. In questi anni il denaro non circola, sembra di essere in guerra, con tutto fermo, capitali accaparrati e messi sotto il materasso in attesa della disgrazia. Senza comprendere che forse, l’unica disgrazia verosimile (discorso partitico a parte) è proprio quella di non far circolare il denaro. E ovviamente la stessa eccessiva cautela è stata adottata dalle banche. Quindi infine si ritorna su discorso di @Skande: manca propensione al rischio.
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