Da uno studio condotto da Hitachi Consulting su un campione di 1.000 consumatori britannici, rivela che il 90% esegue una qualche forma di ricerca e di analisti prima di acquistare on-line su un nuovo negozio.
Questo dato non ci coglie per nulla impreparati, anche senza ricerca avevo il sentore accadesse. La ricerca però rivela anche un’altra pratica che sospettavo fosse in crescita ma non con questi mirabolanti percentuali: Il 60% dei possessori di smartphone lo utilizza come sommaria ricerca di dati, prezzi e opinioni sul prodotto direttamente nel negozio o supermercato mentre decide l’acquisto. L’86% dei clienti si dichiarano disposti a lasciare a mani vuote il negozio se il prezzo o il servizio non li convince, procedendo ad acquistare il prodotto da altre parti.
Chris Gates, di Hitachi Consulting UK, ha dichiarato: “I retailer hanno bisogno di lavorare come non mai per influenzare le decisioni prese dai loro clienti. I modelli tradizionali sono entrati in una profonda revisione e stanno portando ad una serie di cambiamenti interni di elevata complessità. Quello che si dice online nelle conversazioni e nelle recensioni influenzano l’acquisto” e continua, ”allo stesso tempo, la debole economia sta costringendo le aziende a concentrarsi sul controllo dei costi, soprattutto con una visione a breve termine, prima di analizzare quali cambiamenti infrastrutturali sono necessari”.
Sono d’accordo con chi parla di ROI, lead, misurazioni, campagne SEM e altre amenità da banner pubblicitario. Ma non scordiamoci che il WEB 2.0 è anche conversazione e dalle conversazioni si genera la propensione all’acquisto, magari supportate per il rintracciamento veloce del prodotto da una ben confezionata campagna SEM.






