L’editoria cartacea segna il passo a fronte della rivoluzione digitale, e questo lo sapevamo già.
Negli ultimi giorni le notizie su questo tracollo stanno via via moltiplicandosi; The Huffington Post ha aperto anche in Italia con la sua formula partecipativa su larga scala che negli USA ha rivoluzionato pure l’editoria elettronica.
Sempre negli USA i dati di vendita di spazi pubblicitari dell’editoria cartacea sono crollati ai minimi dal 1950. Anche colossi come Washington Post, New York Times, L.A. Times, Boston Globe, non riescono più ad attirare i lettori di una volta. Un’ampia fetta dei 311 milioni di americani ormai preferisce reperire notizie on-line.
E se l’editoria d’oltre oceano piange, nel vecchio continente non ha nessun motivo per ridere. In Inghilterra David Leigh, responsabile della sezione inchieste del Guardian, ha ideato un progetto per salvaguardare il giornalismo. Due sterline al mese sulla bolletta di ogni abbonato alla banda larga a favore dei giornali online. La tassa porterebbe a casa in tutto 500 milioni di sterline, raccolte e ridistribuite da un’agenzia indipendente a favore dei quotidiani in modo da favorirne il sostentamento. Evidentemente da loro non hanno il finanziamento pubblico all’editoria che sostiene i giornali, specie quelli di partito, italiani.
Una buona notizia sul fronte italiano però c’è: Per i giornali online non esiste obbligo di registrazione lo sancisce Corte di cassazione ponendo termine al «caso Ruta» e annullando senza rinvio la sentenza della Corte d’appello di Catania che aveva confermato la condanna inflitta dal tribunale di Modica a Carlo Ruta, direttore del giornale telematico «Accade in Sicilia». Il reato per cui era stato sanzionato è quello, omessa registrazione della pubblicazione, previsto dagli articoli 5 e 16 della legge n. 47 del 1948 di Giovanni Negri. Un’altra porta aperta alla migrazione dell’informazione sui nuovi e più performanti media digitali.
Di fatto, l’editoria classica non si vende più e quella digitale non riesce a guadagnare a fronte di una concorrenza spietata e dalla impossibilità di vendere banner pubblicitari a prezzi decenti.
Il futuro sarà sempre più basato sulla formula di quotidiani come The Huffington Post, che si avvale di collaboratori non pagati?







Argomento interessante Riccardo ! Complimenti. Rischiando di essere banale, provo a rispondere alla domanda finale.
Ci sono due possibilità :
1 – Chi scrive non mangia
2 – Chi scrive ha altre entrate, scrive per la carta stampata, o possiede cumuli di fortune, generate da passate cariche coperte, vediil Direttore Resp..
il futuro, è già il presente
Ci hanno già provato musica e cinema a convincere le compagnie telefoniche a mettere un flat in bolletta ‘extra’, per arginare l’emoraggia del digitale. E non hanno trovato accordo con le TelCo. In bocca al lupo ai giornali se riescono a convincerle.
La differenza sostanziale rispetto al caso musica/cinema è che qua non vengono infrante leggi. Qua semplicemente c’è un modello di business che non regge più. E temo (per chi scrive) che il modello che reggerà sarà quello dell’Huff.