Con l’avvento della nuova era digitale 2.0, le agenzie di comunicazione sono tenute a rinnovare i loro servizi, se non non vogliono morire schiacciate dall’innovazione. Il rinnovamento significa inevitabilmente: aggiungere al proprio portafoglio nuove offerte digitali e sociali per i loro clienti.
Il digital marketing specialist Jay Baer ha creato una presentazione in SlideShare che elenca i principali servizi digitali e sociali che le agenzie saranno obbligate ad offrire ai propri clienti, pena, la perdita degli stessi. (interessantissimo che indichi nello slide il costo e la difficoltà, se avete tempo/voglia potete leggerle sul documento originale linkato sopra)
1. Audit SEO: pratica volta a verificare l’efficacia della strategia SEO dell’operatore pubblicitario e di confrontarla con quella dei suoi principali concorrenti sul mercato. (ci sono software che la fanno in maniera egregia, bisogna saperli usare)
2. Analisi delle parole chiave: valutare le parole chiave per ottimizzare il potenziale pubblicitario, confrontandola con quelle utilizzate da concorrenti sul mercato.
3. Audit e-mail: esaminare l’efficacia delle strategie di email marketing della società dal punto di vista di quanti aprono effettivamente le e-mail, click, il comportamento degli utenti dopo aver fatto clic, e ricavi per e-mail, e gli altri fattori.
4. Strategia e-mail: creazione di un piano strategico per sviluppare campagne di email marketing rivolte al pubblico giusto al momento giusto. (su questo sono una frana, forse perché non credo nell’email-marketing… #mah)
(salto la 5 e 6)
7. Piano di Marketing dei Contenuti: la chiave è quella di analizzare l’attuale posizionamento del marchio nel mercato, ma anche quello dei suoi principali rivali del settore.
8. Creazione dei contenuti: creazione di contenuti brandizzati (per la pubblicazione su blog, video, ebook o infografiche).
9. Audit Mobile: esaminare tutti i punti di contatto con il consumatore mobile dell’inserzionista.
10. Monitoraggio dei media sociali e la gestione della reputazione: è meglio avere occhi e orecchie sempre aperti nel nuovo Web 2.0 per ascoltare qualsiasi menzione del marchio, e intervenire se è il caso.
11. La creazione e la gestione comunitaria: creare e gestire la comunità attorno alla marca, giorno per giorno.
12. Web Analytics Consulting: riesame completo del sito web dell’azienda per identificare i comportamenti da migliorare.
13. Ottimizzare le conversioni: migliorare le conversioni, meglio se accompagnati da una fase di pre-test.
14. Social Metric: generare metriche realmente rilevanti sulla presenza del brand nei social media. (questa non è facile hehe)
15. Campagne sociali e promozioni: la creazione e la realizzazione di attività, quali concorsi e programmi per favorire l’adesione e la partecipazione. (se regalate qualcosa fate il botto, è una regola sempre buona)
16. Social media Audit: la valutazione della presenza attuale del brand nei social media, tenendo conto delle loro rivali sul mercato.
17. Piano Strategico sui Social media: analisi per il progetto del brand sui social media, comprese le risorse finanziarie da impiegare, la pianificazione, metriche e idee tattiche.
18. Individuazione degli “influenzatori”: individuare blogger, consumatori o semplici appassionati che abbiano la maggiore seguito e influenza sui social media. (attenti a Klout che vi può dare sonore fregature)
19. Piano di crisi nei social media: per gestire con successo una crisi nei social media, è necessario prima di anticipare. (le brutte figure sono dietro l’angolo)
20. La pubblicità su Social e Search: comprare spazi facendo lo shuffle su diverse piattaforme: Google, Bing, Facebook, LinkedIn e YouTube.
21. Linee guida per l’uso dei social media ai dipendenti: in questo modo, si evitano rischi che possano innescare successivamente una crisi più grande. (questa mi sembra una fatta stronzata, le linee guida vanno bene, ma non vi metteranno al riparo di nulla)
22. Comunità interne: social network per l’uso aziendale interno. (bho?!)
23. Sostenere i programmi del marchio da parte dei dipendenti: un dipendente può essere il perfetto ambasciatore per un marchio. (si mettendoselo al collo, forse in Giappone, qua va grassa se al bar non dice che siete una massa di imbecilli)







Interessante questa rassegna Riccardo, anche se al momento a me pare che le agenzie tendano ad accorpare (sbagliando) molti di questi servizi, e molti mancano ancora all’appello! ;-)
Alcuni non li offro nemmeno io… :-D
Articolo molto interessante, ma ti posso chiedere di aggiustare il p.to 21 “Linee guida per l’uso dei social media ai dipendenti”? :-)
Tra l’altro, sempre sullo stesso punto, (parlo da assoluta profana) direi che i recenti casi Groupalia&Co dimostrino che almeno un paio di indicazioni andrebbero date, no?
Grazie per la segnalazione!
Le linee guida a volte fanno più danno che altro e non possono contenere tutto quello che può succedere, credo che più l’azienda è seria e più deve dotarsi di professionalità in questo campo, lo stagista (non per colpa sua) deve imparare non fare…
Un’agenzia seria non fornisce più di 3 o 4 dei servizi elencati, oppure lo fa e produce lavoro di scarsa qualità.
Oppure, se la qualità è alta, ha almeno 20 dipendenti con team specializzati per macroarea.
Un individuo che si dichiara esperto in tutte le aree della lista probabilmente non ha capito cos’è il digital marketing.
Parole sante Lorenzo… gli americani sono sempre esagerati (magari hanno pure agenzie con 30 dipendenti, in Italia ce ne sono pochissime)
Non è tanto il farle, queste cose, e sono d’accordissimo con te su tutta la linea. Il più è trovare aziende italiane che capiscano l’importanza di tutto ciò e siano anche disposte a PAGARE per avere questi servizi.
concordo con ImpronteDigitali, moltissime aziende ad oggi in Italia non capisco l’importanza di tutto ciò, credono che il mondo web sia “relativo”…e non parlo di piccole aziende ma anche di marchi di una certa importanza. Per cui siamo, come al solito, un passo indietro
Ho un’agenzia di comunicazione digitale, e nemmeno noi riusciamo a vendere almeno la metà di questi servizi. Per un’agenzia di comunicazione tradizionale, sarebbe auspicabile almeno un addetto digital interno, e non è così scontato che ci sia.
Buongiorno, condivido i commenti che ho letto. Credo che da una parte le agenzie tendano a tenersi il cliente nel modo più facile, proponendo quello in cui sono più forti, non hanno tempo di “educare” il cliente alle nuove tendenze e neanche il cliente vuole essere educato e convinto. E poi è vero come dice Impronte Digitali che il problema è anche far capire che questi servizi vanno pagati, se non altro perchè devono essere fatti con costanza perchè funzionino e ci deve essere una persona dedicate per questo. Cosa che costringe un’agenzia a strutturarsi, ma quante possono farlo? Forse basterebbe semplicemente appoggiarsi a professionisti esterni, ma le agenzie hanno paura e non lo fanno. Avete esempi positivi a questo riguardo, mi farebbe molto piacere cambiare idea su questo ultimo punto! Un saluto e buona mattinata