Nicola Ghezzi, Direttore Marketing di Getty Images e iStockphoto in Italia, azienda di Seattle ormai divenuta leader nella fornitura di immagini, risponde a qualche mia domanda riguardo il futuro della fotografia e le nuove tendenze.
Colgo l’occasione per ringraziarlo di avermi concesso questa esclusiva intervista.

1. In futuro le nuove fotocamere, sempre più semplici e alla portata di tutti, rischieranno di rendere inutili i fotografi professionisti. Come si è attrezza Getty Images in proposito?
In futuro avremo una quantità di immagini a nostra disposizione che sarà sempre più vasta che sarà data sia dagli scatti di fotografi amatoriali che dal lavoro di fotografi professionisti. Sarà possibile scegliere in base alle singole esigenze, ma certamente i professionisti non spariranno, anzi si affermeranno soprattutto come garanti di qualità e creatività. Bisogna ricordare che una bella immagine non è fatta (solo) da una buona macchina fotografica, ma dalla capacità di chi scatta. Senza contare le immagini che coinvolgono modelli e location di vario tipo. Difficile che un amatore si organizzi a tal punto.

Per i fotografi amatoriali invece ci saranno nuovi spazi. In anticipo su questa tendenza è senz’altro l’accordo di Getty Images con FlickR, del 2008, con cui è stata creata la Flickr Collection<http://www.gettyimages.it/Creative/Frontdoor/FlickrPhotos> di Getty Images, che ha di recente totalizzato 500.000 immagini grazie ai
contenuti innovativi prodotti da una community globale di appassionati di fotografia diffusi in oltre 115 Paesi. Disponibile su licenza esclusivamente tramite gettyimages.com, la Flickr Collection esprime le diverse esigenze dei clienti in tema di immagini capaci di cogliere la realtà autentica anche nella sua dimensione locale.

2. Sono molti i fatti di cronaca che si sono basati su immagini di profili privati di Facebook per corredare gli articoli. Es. L’huffington post ha preso le immagini pubbliche di FB del figlio di Alemanno che faceva il saluto fascista – es. di immagini “rubate”, scenario comune sul Web…Quali sono opportunità o pericoli di allargare le fonti e i vantaggi della democratizzazione dei contenuti? ma a vantaggio di chi?
Credo che qui si debba fare una distinzione: la pratica di “rubare” le immagini sul web, tanto diffusa, deve essere penalizzata. Una foto, un filmato o una traccia musicale hanno pur sempre un copyright. Sta a chi crea questi contenuti decidere se e come cederne i diritti a terzi. Ma nessuno può prendersi la libertà di utilizzarli senza consenso dell’autore.
Altra cosa è la decisione di chi è ritratto nell’immagine. Esiste il diritto di cronaca, certo, ma il fatto di esporsi in situazioni “difficili” è responsabilità del personaggio, a meno che non se ne invada la privacy, ovviamente. Inoltre, nel caso in cui si volesse utilizzare un’immagine di un personaggio famoso, è possibile richiedere la liberatoria per poterlo fare. Getty Images offre anche questo tipo di servizio, denominato Rights & Clearance.

3. Dalla ricerca svolta, quali sono i riscontri maggiori che avete visto in Italia in termini di tendenze?

In Italia abbiamo riscontrato le stesse tendenze principali che sono comuni in Europa, riassumibili come segue:
Modelli reali in momenti reali: sempre più vediamo pubblicità che scelgono persone e set che siano autentici e si ricolleghino direttamente alla quotidianità, proponendo visi e fisici più comuni ed evitando di ritoccare e perfezionare le immagini utilizzate percepite dai consumatori come false e lontane dalla realtà.

Nostalgia istantanea: è aumentato il numero di immagini che ricercano un’estetica vintage, perché un ritorno al passato si collega a prodotti sani, che sono sopravvissuti nel tempo e che restano a lungo. E’ un fenomeno che è stato favorito dallo sviluppo di alcune applicazioni, Instagram in primis. Un caso su tutti è  il video di McDonald’s per pubblicizzare un suo nuovo prodotto negli Stati Uniti (qui <http://www.youtube.com/watch?v=8a9Owycu2zg&feature=endscreen> il video).

Anti-vanità: la possibilità di scattare foto in ogni momento e di mostrarci in modo genuino riguarda anche le celebrità che iniziano per prime a farsi pubblicità tramite i loro autoscatti, che le avvicinano ai fan e richiamano l’attenzione mediatica. C’è la tendenza a ridurre l’uso di Photoshop nelle campagne pubblicitarie a favore di immagini più autentiche e “imperfette”.

Crowd-ed: sono le fotografie create grazie alla collaborazione e condivisione tipiche del crowd sourcing. I fan o i clienti diventano i veri evangelisti dei brand attraverso le loro produzioni. In Italia sia Barilla che Armani hanno coinvolto i loro fan attraverso Instagram per popolare i loro siti e fan page. Barilla con Pan di Stelle <https://www.facebook.com/pandistelle>, Armani con la nuova collezione primavera estate <http://news.armani.com/it/giorgioarmani/framesoflife/framesholiday/>, rendendo la social photography un potente mezzo di pubblicità.

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