Il quotidiano La Stampa riporta un’intervista a Geert Lovink, studioso olandese di cultura della Rete, che ha appena pubblicato in Italia con l’editore Egea della Bocconi il suo nuovo saggio «Ossessioni Collettive» in cui è ferocemente critico nei confronti dei dei social networks: “Mi sono disiscritto da Facebook perché avevo detto di sì a tutte le richieste di amicizia e mi sono ritrovato amico di un sacco di gente che in realtà non conoscevo. L’errore è stato mio. Non sapevo più con chi stavo parlando” e su Twitter continua, “è fatto per il giornalismo e credo ancora che sia più legato all’industria delle news che a quella di Internet, è l’espressione perfetta delle notizie in tempo reale, senza ritardi o mediazioni editoriali, e con il valore aggiunto che i protagonisti stessi delle notizie partecipano, direttamente, a parte alcuni casi famosi che fanno eccezione alla regola e da veri Vip utilizzano i loro uffici stampa per twittare al posto loro. Questo elemento di soggettivazione è quello che rende Twitter interessante, o addirittura eccitante. Ma Twitter è meno adatto per gli utenti ordinari, anche se ha questo aspetto attraente di permettere l’invio di messaggi brevistare alla larga dai social media o a usarli con discrezione? “Io personalmente sto alla larga dai media «in tempo reale». Non è poi così difficile: basta cominciare a disinstallare e cancellare profili, disiscriversi. Bisogna dare un taglio a quel terribile vizio telenervoso di controllare i messaggi sul telefonino tutto il tempo. Questo non richiede l’abbandono dei nuovi media, non bisogna confondere le due cose: quello che serve è giornalismo investigativo e intellettuali informati con un retroterra culturale classico”.

Non dico che alcuni utenti, più deboli, abbiamo una vera ossessione da Social Network, molti li usano nella maniera giusta e dedicandogli solo una parte minima della giornata, questa critica, da parte di Lovink, non mi pare costruttiva; non utilizzare uno strumento che per la prima volta ci pone nella condizione di parlare direttamente con le aziende, istituzioni e politici e non ricevere le informazioni a senso unico ed essere semplici fruitori della comunicazione e che ci consente pure di rimanere in contatto con amici, parenti e parte della nostra comunità mi sembra un’occasione troppo ghiotta per lasciarcela scappare.
Ci vuole misura, come in tutte le cose.

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