Facebook sta cercando nuove strategie per ottenere il massimo dalla pubblicità, recentemente ha introdotto alcune modifiche sottili nella misurazione (insight) delle campagne pubblicitarie sulla piattaforma che ha, almeno sulla carta, ben impressionato agenzie e inserzionisti.
Questa nuova metodologia sarà molto importante, perché darà un nuovo modo di misurare l’efficacia delle iniziative su Facebook, dando una serie di strumenti per misurare le iniziative nel social network e minimizzare metrica obsoleta del “mi piace”, CPM, CTR e clic. Modifiche che ricordano di metriche introdotte nel display advertising per valutare l’efficacia degli annunci. Facendo credere che le stesse regole di misurazione del ROI valgano in tutti i media, dandogli lo stesso valore e gli stessi obiettivi.
Una delle maggiori sfide su Facebook è nella sua incapacità di misurare l’impatto dei programmi di marketing online e offline di conversione soprattutto alle limitazioni relative al tracciamento di ciò che avviene. Da qualche settimana, Facebook ha annunciato Exchange, uno strumento basato sull’uso di dati per segmento degli utenti, una nuova forma di inserzioni in tempo reale, basata sulle abitudini di navigazione degli utenti, come il re-marketing, e le opportunità e generare conversioni off-site. Una strategia che sembra andare nella giusta direzione, ma è ancora in una fase iniziale, quindi ci sono problemi che devono ancora essere ancora risolti.
L’introduzione di questi strumenti potrebbe essere solo l’inizio per una più efficace pubblicità e avere un impatto rilevante sui risultati per gli inserzionisti. Alcune strategie in grado di ottimizzare le azioni per aumentare il traffico e le vendite attraverso le funzioni di check-in, con l’ambizione di aumentare l’off-line attraverso strategie on-line, ed estendere il social graph di connessione all’efficacia del passaparola.
L’advertising comportamentale dovrebbe rivelarsi più efficiente e meno fastidioso della pubblicità tradizionale, poiché è pensato per soddisfare esigenze o intenzioni di acquisto espresse in maniera esplicita dall’utente. Proprio come avviene quando si fa una ricerca con Google, e assieme ai risultati gratuiti, ne vengono mostrati alcuni, “sponsorizzati”, che contengono le parole chiave inserite nel box di ricerca.
Insomma, si sono accorti finalmente che il display advertising con le sue certezze fatte di CPM e CRT si sono infrante contro il muro di una piattaforma fatta per la conversazione.







Ciao riccardo. Innanzittutto complimenti per gli interessantissimi articoli che scrivi, seguo il tuo blog come se fosse un piccolo manuale di digital marketing, con costanza e passione.
A tal proposito, hai qualche testo da consigliarmi per approfondire l’argomento? Anche in inglese ovviamente…
Mi sto avvicinando molto al mondo del digital adv e vorrei saperne di più, ma nonostante i numerosi blog che seguo sento di aver bisogno di un “classico manuale” .. (Su certe cose sono molto legata ai mezzi tradizionali: un bel libro da sottolineare e scarabocchiare con appunti e riflessioni!)
Spero di ricevere presto una tua risposta
Chiara