Negli Stati Uniti, gli utenti di tablet raggiungeranno i 135,5 milioni entro il 2015, pari al 51,9% degli utenti di Internet e il 41% della popolazione totale.
Anche se gli editori di giornali e riviste sono incoraggiati dai trend positivi che le nuove tecnologie incontrano tra i consumatori, la più grande sfida rimane monetizzare questo pubblico per compensare le perdite subite con la stampa. Uno studio del 2011, commissionato da The Economist, ha rilevato che solo il 21% degli utenti di tablet negli Stati Uniti erano pronti a pagare fino a 5 dollari al mese per le notizie e solo il 10% avrebbe raggiunto $ 10. Si preannuncia un mercato magro per gli editori, a causa della enorme concorrenza nell’on-line; se prima accedere alla stampa cartacea e alla distribuzione erano in pochi, ora, chiunque e con pochi mezzi può aprire un quotidiano sul web. (se poi aggiungiamo le formule alla Huffington Post, in cui chi scrive non viene remunerati per le collaborazioni)
Negli Stati Uniti i ricavi pubblicitari della carta stampata dovrebbero scendere in modo significativo nei prossimi anni, 16,4 miliardi di dollari nel 2016 contro i 19,14 miliardi del 2012. Ad aumentare saranno i ricavi dalle piattaforme digitali (web, tablet, mobile, ecc.) che passeranno da 3.400 a 4.000 milioni di dollari, comunque insufficienti a ripagare le perdite.
Secondo i dati dell’osservatorio Fcp, il fatturato pubblicitario di quotidiani e periodici in Italia è sceso del 14,5% nel periodo gennaio-agosto di quest’anno. In particolare i quotidiani a pagamento hanno registrato un calo del 12,8%, quelli gratuiti del 51,8%. In contrazione del 15,2% i periodici, con i settimanali a -18% e i mensili a -11,8%.
Stiamo andando verso un informazione in cui anche piccoli editori potranno far sentire la propria voce, e questo è buono e positivo, non mi dilungherò sugli effetti nefasti della informazione mainstream del passato. Ma stiamo anche andando verso un’informazione fatta di precari, sottopagati e improvvisati (e mi ci metto anche io in quest’ultima categoria), con il risultato che chiunque potrà scrivere articoli ad effetto senza il dovuto approfondimento, riportando altre fonti e senza verificare la veridicità di quello che verrà scritto. Con il risultato che tutti possiamo immaginare.







Tutto vero. Però “stiamo andando verso un’informazione” e che diamine.
L’avevo scritto che sono improvvisato eh…
Ma perchè nei giornali italiani cosa succede? Pubblicano forse, solo notizie controllate?