Ieri si è registrata una Caporetto per le Twitstar nostrane.
Paola Ferrari ha goduto di un momento di inimmaginata visibilità sui social media. E’ stato sufficiente che le agenzie di stampa diffondessero la notizia dell’intenzione della giornalista di RaiSport di querelare Twitter per averla insultata, che improvvisamente l’ hashtag #QuerelaConPaola si diffondesse a macchia d’olio diventando il primo trend topics italiano. Come se fosse Twitter ad averla diffamata, la prossima mossa probabilmente sarà querelare il CERN di Ginevra per aver ideato il WEB.
Anche Michele Santoro, conduttore di Servizio Pubblico che sbarcherà il prossimo autunno a La7 fa indignare molti che avevano versato un contributo per contribuire alla diffusione su una piattaforma indipendente e non legata ai grandi Network televisivi.
«E i soldi che avevo dato per creare un progetto davvero autonomo? Che ne sarà di quei soldi? A cosa sono serviti? Quanti ne sono stati usati? La pubblicità quanto ha fruttato? A me non interessa molto che li ridia indietro, ma vorrei avere informazioni convincenti riguardo queste cose, viso che ho partecipato con una quota alla realizzazione del progetto dello scorso anno». Scrive un fan di Servizio Pubblico sulla pagina Facebook del programma di Santoro. «Dovete continuare a trasmettere in streaming, La7 in un sacco di parti d’Italia non si vede». «E poi tutti quelli che lo vedevano dall’estero?», sostiene un altro seguace del verbo di Santoro.
Barbara D’Urso, giornalista per alcuni mensili di moda e, in passato, radiata dall’Ordine dei Giornalisti per aver partecipato come testimonial a degli spot pubblicitari, ha twittato poche righe che fanno a pugni con la grammatica e la lingua di Dante: “Posso dire a gran voce senza temere smentite di non aver MAI censurato NESSUNO ne’ su twitter n’è su Facebook !!! Mai!! Ogni uno e’ libero”.
Le risse televisive sono destinate a sbarcare inevitabilmente anche sui Social Media in un prossimo futuro, già mi vedo trasmissioni dove Sgarbi litiga con un utente Twitter dandogli della “capra” in diretta TV oppure il pianto collettivo per l’ennesima tragedia nazionale a “la vita in diretta“. Se riusciranno ad occuparci le giornate in questo modo, l’incombente spettro di Beppe Grillo farà meno paura.







In effetti la D’Urso più che nei social media inciampa nella grammatica italiana.
Per quanto riguarda Santoro, sul sito di Servizio Pubblico a maggio hanno pubblicato il consuntivo 2011 dove sono indicati in modo piuttosto dettagliato costi, ricavi e perdite. Consultabile qui: https://associazione.serviziopubblico.it/bilanciosp
Saluti,
Luigi
Che c’entra Beppe Grillo alla fine dell’articolo?
Vittorio Sgarbi da già della capra ai suoi follower… seguire per credere…
#QuerelaConPaola mi ha regalato un ottimo giovedì comunque, non tutti i mali vengono per nuocere :)