Da qualche giorno sto seguendo una divertente serie di articoli, spuntati come funghi dopo una giornata di pioggia, che vertono sulla presunta influenza che alcuni utenti ritengono (molto più spesso attribuita da terzi) di avere nei confronti di chi li segue.
Questa che vi farò è una cronistoria non lineare degli ultimi tre giorni che hanno infiammato la rete.
Nell’ultimo periodo chi ha un minimo di seguito, un blog, un manipolo di follower e un Klout alto viene “agganciato” da aziende e società che curano la promozione di beni e servizi per “parlare bene” dell’oggetto da promuovere. Essendo un mercato abbastanza nuovo (prima di ora queste opportunità venivano offerte esclusivamente ai veri VIP) ha generato in un sottobosco di blogger tutto un fremito di invidie e attacchi e contro attacchi come l’ultimo caso di Trenitalia e #meetFS; tanto da far scrivere a Giovanni Scrofani su Gilda35: “Il fenomeno è davvero strano perché in Italia è difficile che appartenenti ad una categoria di professionisti si randellino pubblicamente. Intendiamoci i professionisti tra di loro si disprezzano in modo agghiacciante, però hanno il buon gusto di non farlo pubblicamente in aule di tribunale, sale operatorie, uffici pubblici… e soprattutto non chiamano in aiuto vicini e passanti” gettando un sasso nello stagno, ma l’esempio più calzante è: “gettando una barra di plutonio in un reattore nucleare”.
L’articolo di Scrofani ha generato, come era prevedibile, altri articoli come il dissacratorio “Come fingere di essere un influencer in 3 mosse” ed altri piuttosto caustici.
Nella giornata di ieri il livello di scontro si è alzato, Marco Camisani Calzolari professore della IULM, già famoso per aver “svelato” il mercato parallelo di falsi follower nelle aziende, attacca un pesce grosso, Beppe Grillo con uno studio in cui trae la seguente conclusione: “La percentuale del 54% rappresenta come più della metà degli attuali follower del profilo di Beppe Grillo, secondo l’algoritmo sopra descritto, abbia comportamenti BOT.” e innescando articoli su giornali prestigiosi come  Corriere e Repubblica che scrive: “Su Twitter Beppe Grillo può contare sul supporto di quasi 622mila follower, ma poco meno della metà sono persone reali.  Uno smacco per il leader del MoVimento 5 stelle, cresciuto proprio grazie all’appoggio della Rete” .
Nella serata di ieri il Beppe nazionale annunciava, sempre su Twitter, “Le notizie diffuse sui follower del mio account twitter sono false. Valuterò querele.

Nella rete non valgono le stesse regole degli altri media, ad esempio in TV se se fuori sei fuori, ti viene tolta la faccia dal cinescopio e quello che dirai non avrà più eco se non tra gli amici più stretti, nella rete hai sempre una tua piccola o grande base di seguaci (e relativi amici “influencer“) che ti faranno da sponda per attacchi e zuffe digitali. A mio parere siamo solo all’inizio di queste diatribe, i clan stanno cominciando ad organizzarsi e il malumore è rinforzato dal denaro che le aziende stanno convogliando, giustamente, su questo media fino ad oggi bistrattato.

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