Secondo il prof. Tullio De Mauro docente di “Linguistica generale” all’Università “Sapienza”, il 71% della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficoltà. Ovvero sanno leggere ma se il testo supera un certo livello di complessità non riescono a comprenderlo a pieno (un po quello che succede a me quando leggo una lettera dell’avvocato).

Anche in questa epoca digitale è ancora la TV a farla da padrona. Secondo un recente studio condotto da Harris Poll, negli USA il 50% dei consumatori ha optato per la televisione come mezzo di fruizione di notizie, mentre il 36% utilizza internet e solo il 10% ha scelto i supporti di stampa tradizionali.
Nella relazione che Harris Poll ha realizzato c’è anche una statistica sull’interesse delle notizie. La maggioranza, il 69% dice di avere un moderato interesse alle notizie del giorno. La percentuale dei dipendenti da notizie fresche è solo il 13%, mentre quelli completamente disinteressati sono il 18%.
Gli uomini sono più interessati delle donne alle notizie rispettivamente 17% e 9% e in genere sono i più anziani ad essere interessati alle news.

In Italia secondo i dati Istat  parlano di una generazione di giovani “nativi digitali” che rientra nella media europea. Ma tra gli adulti over 40 la percentuale cambia: quasi il 50% non possiede un computer né sa usare le mail. Un dato che si accentua ulteriormente con il progredire dell’età: tra i 60-64 anni solo il 27% sa usare il computer a livello base, tra i 65-74 anni il 12%, fino a raggiungere il 3% negli over 75.

Insomma, sembra più un problema di cultura generale che di tecnologie, sarà per quello che spopolano Facebook e altri tipi di social in cui l’aspetto visuale rispetto al testo è predominante? L’informatizzazione di massa opererà quello che ha fatto la TV negli anni ’50 nel dare una lingua comune agli italiani?

 

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